Calcio. Il caso di Sansom campione inglese ridotto a dormire su una panchina

sansomDribblato senz’appello da Maradona nell’azione del gol del secolo, messo a sedere dal demonio accanito che tormenta il calcio inglese ed i suoi più estrosi protagonisti.

E’ ridotto a dormire su una panchina ai giardinetti, senza più un soldo. Ha bruciato tutto per l’alcol ed il gioco d’azzardo: il nuovo dramma dell’Inghilterra sportiva vede come protagonista Kenny Sansom, roccioso ex difensore di Crystal Palace e Arsenal a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, divenuto bandiera dei Gunners (che gli hanno dedicato una gigantografia all’esterno dell’Emirates Stadium insieme alle altre leggende dell’ultra-centenario club di Londra) e della nazionale inglese.

In Italia, probabilmente, il suo nome non dirà granché ai più. Anche perché, da sempre, è l’attaccante, il guizzo della punta, la pennellata del fantasista ad entusiasmare la folla più che la serrata decisiva, la scivolata dura, il disinnesco puntuale e preciso delle velleità avversarie. Kenny Sansom ha, invece, un posto di rilievo nella storia di calcio internazionale. Anche se dalla parte sbagliata, quella dei ‘vinti’ e, nel suo caso, degli ‘antipaticissimi’: era, infatti, il perno della Maginot inglese schierata da sir Bobby Robson il 22 giugno del 1986 in Messico contro l’Argentina della Mano de Dios del grandissimo Diego Armando Maradona.

La partita più sentita del turno dei quarti di finale della Coppa del Mondo messicana metteva di fronte le due nazioni che, quattro anni prima, si erano combattute per la sovranità sulle isole Malvinas. C’era in ballo, quindi, molto più che la ‘semplice’ qualificazione al turno successivo seppur si trattasse della semifinale dei Mondiali ’86.

Fu allora che Maradona divenne il simbolo del sovranismo sudamericano, ruolo che più o meno continua a voler mantenere anche oggi ma questa, ovviamente è un’altra storia. Tutto cambiò grazie al ‘gol del secolo’: una sgroppata irresistibile dalla trequarti albiceleste, dieci tocchi di palla, cinque avversari messi a sedere dal genio, sregolato, del Pibe. Tra coloro i quali dovettero cedere al c’era anche Kenny Samson, baluardo di Sua Maestà britannica scartato come un birillo dall’estro del ‘Dies’ argentino che con un solo rapido movimento si liberò, allo stesso momento pure di Peter Beardsley.  Oggi, invece, il destino ha dribblato soltanto lui muovendosi in una terrificante danza tra il gioco d’azzardo e l’abuso di alcol che gli ha fatto perdere la casa, il denaro, la moglie ed il rispetto dei suoi stessi figli (stando a quanto ha raccontato la sorella ai giornali inglesi).

Il caso Sansom ha sconvolto l’opinione pubblica britannica anche perché l’ex stopper biancorosso ha spiegato ai giornali inglesi di essere stato addirittura tentato al suicidio. In fondo, nella terra di Paul Gascoigne, fatti del genere dovrebbero essere all’ordine del giorno. Invece no: mentre Gazza continua a fare sfaceli (a proposito l’aggressione alla moglie gli è costata, finora, mille sterline di cauzione) il triste destino di Kenny lo avvicina più alle tenebrose parabole discendenti di campionissimi brasiliani morti praticamente nell’oblio, nella disperazione e nella povertà più assoluta. Uno su tutti, l’inarrivabile Garrincha. E’ già partita una gara di solidarietà che coinvolge soprattutto l’Arsenal. I ‘cannonieri’ gli hanno offerto un posto fisso da guida nell’ambito del Legend Tour, una delle opzioni aperte al pubblico per visitare l’Emirates Stadium e conoscere più da vicino la storia degli auto-proclamatisi ‘Kings of London’. Chissà se una delle ultime frontiere del calcio moderno (sicuramente tra le meno antipatiche) riuscirà a salvare dal suo tetro destino uno dei simboli del football d’oltre Manica.

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Giovanni Vasso

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